Per riflettere insieme

Mi piace condividere con il resto dei compagni, grandi e piccoli, e le famiglie del nostro istituto due riflessioni emerse durante le discussioni e le esercitazioni di scrittura. Ringrazio Giulia Sobrero e Rossana Silano, rispettivamente delle classi 2B e 3C della scuola media di Govone, autrici dei seguenti testi. Prof. Enrico Bosca

Data:

martedì, 16 febbraio 2021

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Mi piace condividere con il resto dei compagni, grandi e piccoli, e le famiglie del nostro istituto due riflessioni emerse durante le discussioni e le esercitazioni di scrittura. Ringrazio Giulia Sobrero e Rossana Silano, rispettivamente delle classi 2B e 3C della scuola media di Govone, autrici dei seguenti testi. 

Prof. Enrico Bosca

Perché le femmine devono giocare con le bambole mentre i maschi con le macchinine? 

(G. Sobrero)

Siamo cresciuti con l'idea fissa di femmine = rosa e maschi = blu. Ma chi ha deciso tutto questo? La società, la cultura e la tradizione. Ma femmina non è uguale a rosa, può essere uguale a blu, o verde magari. Non esiste la cosa femminile e la cosa maschile, ognuno ha le sue passioni, i suoi comportamenti e se siamo cresciuti con l'idea di maschio = blu e femmina = rosa non vuol dire che è giusta per forza. 

Ognuno è libero di giocare a cosa vuole, di avere i comportamenti che vuole, seguire i suoi sogni e fare il lavoro che vuole, perché rosa non vuol dire femmina e blu non vuol dire maschio.

 

I Social al giorno d’oggi

(di R. Silano)

I Social, un mondo a mille schermi.

Miliardi di persone che conosciamo, che non conosciamo oppure che pensiamo di conoscere.

Esistono moltissime applicazioni social, le più conosciute sono Instagram e Tik Tok.

Ogni giorno milioni di foto e video vengono caricati da persone adulte ma anche da minorenni, che possono essere adolescenti o ancora peggio bambini.

Questi ultimi a mio parere stanno crescendo troppo in fretta.

Spesso mi arrivano voci che bambini dai cinque ai dieci anni hanno già un telefono e un profilo su una delle App citate in precedenza.

Io sono contraria a tutto ciò.

I genitori di questi bambini non hanno idea di cosa sia un cellulare, uno strumento potentissimo, piccolo ma pericoloso.

Nell’ultimo periodo al telegiornale si è sentito parlare di una bambina di dieci anni, siciliana, morta per una sfida vista su Tik Tok.

Appena ho sentito la notizia ho pensato: “Ma i genitori? Dov’erano? Perché quella bambina aveva un profilo e un telefono?”.

I social non sono più sicuri, sono pieni di odio e rancore, di persone che hanno perso il controllo.

Ma a questo punto, sorge una domanda: “Siamo noi a dover cambiare oppure sono i Social?”.

Be’, inutile dire che quelli da cambiare siamo noi.

Se cambiamo comportamento, diventerà tutto migliore.

Dovremmo essere un po’ più privati, magari alcune cose non pubblicarle, tenercele per noi. Risolvere litigi oppure discussioni in privato.

I social sono divisi in due, persone che danno il buon esempio e persone che portano odio.

Io dico che se iniziassimo a cambiare il comportamento che teniamo quando usiamo questi strumenti, sarebbe la cosa migliore.

Ovviamente non tutti la penseranno come me.

Alcune persone potrebbero dire che a  cambiare dovrebbero essere i social.

Che dovrebbero essere modificati o addirittura eliminati, perché sono una perdita di tempo e per lo più sono pericolosi.

Io però voglio ribattere e dire che se quelle persone capissero il vero problema, ovvero i comportamenti errati e non il mezzo in sé, sarebbe già un passo avanti.

Mi è capitato di imbattermi in persone molto più grandi di me, che lasciavano commenti sul mio profilo.

In quel momento la prima cosa che ho pensato è stata:  “Ho sbagliato io”.

Invece no ! Erano loro il problema.

Io penso che se queste persone pensassero prima di fare delle azioni, questi problemi non si creerebbero.

Saremmo tutti più tranquilli e felici.

Quindi invito tutti a pensare come si sentirebbe una ragazzina oppure un ragazzo ad essere criticato oppure apprezzato in un modo sgradevole.

Io dico che è una cosa molto brutta, fidatevi, parlo per esperienza.

Spero di avervi fatto capire, non siete obbligati a pensarla come me, però vi chiedo una cosa molto importante: prima di fare quello che volete fare, pensate alle conseguenze.


 

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