“Le parole valgono” – incontro con la prof.ssa Valeria Della Valle

Lunedì 26 Aprile, terza conferenza su tematiche relative all'educazione civica: le problematiche legate all’odio, alla violenza in rete attraverso le parole.

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mercoledì, 28 aprile 2021

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“Le parole valgono” – incontro con la prof.ssa Valeria Della Valle, linguista, accademica della Crusca e dell’Arcadia

Già docente presso l’Università “La Sapienza” di Roma, accademica della Crusca e dell’ Arcadia, autrice di numerose pubblicazioni legate alla diffusione, tutela della lingua italiana sotto i suoi più vari aspetti, collaboratrice di importanti programmi Rai legati allo stesso tema, la prof.ssa Valeria Della Valle è stata la protagonista della terza del ciclo di conferenze a cura del Comprensivo di Govone.
Tema dell’ampia e approfondita relazione, le problematiche legate all’odio, alla violenza in rete attraverso le parole. Partendo dal saggio “Le parole valgono”, scritto a quattro mani con il prof. Patota, linguista e docente presso l’Università di Siena – Arezzo, in risposta all’ondata di volgarità, barbarie linguistica, termini pesanti che in più di un’occasione compaiono sulle pagine dei social e che la rete spesso amplifica a dismisura, la prof.ssa Della Valle ha fatto un confronto tra la realtà attuale e quella del passato, in cui le studentesse e gli studenti facevano un uso occasionale di termini volgari, senza conoscerne il significato.
Oggi la situazione risulta assai peggiorata poiché, in un’ottica di omologazione, i nativi digitali, spesso per essere accolti dal gruppo dei pari, ne abusano nell’ intento di ferire l’interlocutore qualunque egli sia.
L’aspetto preoccupante è dato dal fatto che anche i nuovi italiani, figli di immigrati, si adeguano a tale pratica nella speranza di essere maggiormente accettati, integrati. Citando Don Milani, la linguista ha sottolineato come la scuola debba lavorare in tal senso nell’ottica di fornire a tutta la sua utenza competenze linguistiche adeguate, accompagnando fin dalla più tenera età i discenti in un processo che consentirà loro di diventare cittadine, cittadini consapevoli,
capaci di comprendere i propri diritti e di difenderli.
Tra i numerosi consigli offerti alla platea di docenti, l’importanza dell’uso del vocabolario che dovrebbe essere presentato in modo amichevole, critico e non come strumento di tortura, il cui uso oggi è facilitato dalle numerose
edizioni digitali presenti in rete. Lo spunto potrebbe essere offerto dalla figura di Leonardo da Vinci che nel corso della sua vita, spinto da un’insaziabile sete di sapere, si dedicò a migliorare il proprio bagaglio linguistico, collezionando non solo grammatiche latine ma anche “vocabolisti”, cioè raccolte di parole. Agli stessi aggiunse ben settemila lemmi, inseriti nei vari manoscritti che ci ha lasciato.
Secondo la prof.ssa Della Valle non è l’abuso di abbreviazioni che le ragazze e i ragazzi fanno attraverso i social ad imbarbarire l’italiano di oggi.
La competenza che manca, e su cui le varie agenzie educative dovrebbero lavorare, è la capacità di comprendere come si debbano utilizzare registri linguistici diversi in base al contesto.
Le abbreviazioni usate nei servizi di messaggistica non sono una novità del nostro tempo. Gli antichi Romani e, successivamente, gli amanuensi erano molto abili in tale pratica, nell’intento di risparmiare i primi il marmo, su cui incidevano, i preziosi fogli di pergamena gli altri. La linguista si è poi soffermata sull’uso sempre meno frequente del congiuntivo. 
L’errato uso del modo verbale può essere perdonato a chi ha studiato poco, molto meno se si tratta di personaggi pubblici, della musica e dello spettacolo che, spesso, diventano idoli, modelli da seguire.
Ritornando al titolo della conferenza, la prof.ssa Della Valle ha affermato che nella realtà odierna la lingua italiana non dovrebbe essere solo corretta grammaticalmente, ma costituire soprattutto strumento di cittadinanza e non di odio.
Nel sottolineare tale affermazione ha citato quanto pronunciato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel recente discorso legato alla commemorazione del 25 Aprile: “Il linguaggio d'odio che sfocia spesso nel razzismo e nell'antisemitismo contiene i germi di potenziali azioni violente. Non va tollerato. È una mala pianta che genera consenso per chi calpesta libertà e diritti, quasi fosse un vendicatore di torti subiti. Ma diffonde soprattutto il veleno dell'indifferenza e dell'apatia». Sullo steso tema è tornato ripetutamente Papa Francesco, condannando le parole dell’odio troppo spesso usate sui social, dove sempre più  frequentemente vestono l’abito di battuta, scherzo quando, in realtà, diventano strumento per ferire volutamente chi non la pensa come noi.
Non ci sono invece termini che evochino rancore, odio nei confronti di chi lo ha condannato a morte , nella lettera del ventenne partigiano, Luigi Rasario, attivo sulle montagne del novarese, citato dalla prof.ssa Della Valle, contrap-
ponenedolo a quanto sta accadendo nella realtà odierna

A conclusione dell’approfondita relazione, in ultimo l’accademica della Crusca ha tenuto a sottolineare come l’insegnamento della lingua italiana non competa solo al docente di lettere, ma sia responsabilità di tutti gli insegnanti che operano all’interno del gruppo classe, perché citando il filosofo, politico, accademico Massimo Cacciari: “Come la Patria non è un mezzo, uno strumento a nostra disposizione per perseguire i nostri, particolari fini, così non è un mezzo la lingua per informarci di questo o di quello.
È pensiero, storia, cultura, e noi dobbiamo essere coloro che la trasformano custodendola.
La lingua è Matria, però, assai più che Patria; la lingua è materna.”

Prof.ssa Maria Teresa Cravanzola

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