Incontro con la scrittrice, filosofa, ex parlamentare, docente universitaria, editorialista, Michela Marzano

Si è inaugurato nei giorni scorsi il secondo ciclo di conferenze su tematiche legate all’educazione civica. Organizzatore dell’evento l’Istituto Comprensivo di Govone, Scuola polo regionale delle Avanguardie Educative.

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domenica, 24 aprile 2022

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“La storia non si cancella. Possiamo coltivarla con rancore oppure farne patrimonio comune nel ricordo e nel rispetto”.
Con le parole tratte dal discorso del presidente Sergio Mattarella, pronunciate nel luglio 2020 in occasione dell’incontro con Borut Pahor, capo di Stato della Repubblica di Slovenia, si è inaugurato nei giorni scorsi il secondo ciclo di conferenze su tematiche legate all’educazione civica.
Organizzatore dell’evento l’Istituto Comprensivo di Govone, Scuola polo regionale delle Avanguardie Educative.
Al taglio del nastro, in collegamento da Parigi, la scrittrice, filosofa, ex parlamentare, docente universitaria, editorialista, Michela Marzano, per la presentazione della sua ultima fatica libraria, “Stirpe e vergogna”, edito da Rizzoli.
Ad ascoltarla poco meno di un centinaio di docenti degli istituti scolastici del territorio.
Dopo i saluti della Dirigente scolastica, prof.ssa Gabriella Benzi, partendo proprio dalla citazione del presidente Mattarella, riportata in una delle pagine del volume, l’autrice ha raccontato come il romanzo sia nato dalla scoperta di un segreto di famiglia, cui mai avrebbe pensato, e da una figura parentale, che nell’immaginario personale aveva sempre creduto diversa.
A scatenare in Michela Marzano la necessità di guardare al passato familiare è la lettura del certificato di battesimo del padre, che le rivela la presenza del nome Benito, tra i cinque con cui era stato registrato alla nascita.
La riesumazione di una grande mole di carte ormai dimenticate consentono di fare luce sulla vita del nonno paterno, Arturo Marzano, magistrato ma, soprattutto, fascista della prima ora.
Nel corso dell’intervento la scrittrice ha evidenziato come la ricostruzione storica della vita di quest’uomo, nato a Lecce alla fine dell’Ottocento, costituisca solo uno dei filoni attraverso cui si snoda la narrazione.
Raccontando la parabola umana di nonno Arturo, insieme ha ricostruito il proprio disagio nei confronti dell’atmosfera nella famiglia in cui è cresciuta, ponendosi molti, moltissimi interrogativi, cui tenta di rispondere senza frapporre alcun filtro. 

Alla domanda sull’importanza del ricordare, del fare memoria di certi periodi bui della Storia, perché il passato non si ripeta, Michela Marzano rievoca la figura di Fritz Bauer, giurista tedesco che ricoprì un ruolo fondamentale nell’avvio del processo di Francoforte, svoltosi tra il 1963 e il 1965 nell’intento di fare luce sulle responsabilità di alcuni membri del personale, che operarono nel campo di concentramento di Auschwitz.
Sottolinea come in Francia, ma soprattutto in Germania, si sentì la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei crimini del nazismo e della Shoah con lo scopo di consegnare alle generazioni future la conoscenza del passato.
Tale situazione non si verificò in Italia dove spesso, almeno inizialmente, si cercò di nascondere, di occultare certe realtà nel tentativo di dimenticare il più velocemente possibile.
Le difficoltà incontrate da Primo Levi, quando tentò di pubblicare il suo libro, ne sono l’esempio.
“Quando non lo si elabora, il passato ci agisce. Se non si decide di farci i conti, lo si tramanda di generazione in generazione. Quando ci si illude di averlo rimosso, riaffiora. E prima o poi c’è chi il conto lo deve pagare” scrive Michela Marzano in una delle pagine del romanzo, mentre il passato, e la sua influenza sul presente, è uno dei temi principali del romanzo.
Al termine dell’evento l’autrice, invitata a riflettere sull’ imminente settantasettesimo Anniversario della Liberazione, ha sottolineato che, contrariamente al 25 aprile 2020, in cui per la prima volta ha provato imbarazzo e non si è sentita con la coscienza a posto per quanto scoperto, vivrà il prossimo con uno spirito diverso, perché come scrive nel romanzo “Partigiani non si nasce...e la resistenza non è nei geni né nella natura.
È una scelta, una decisione, è la volontà di credere che, senza libertà, siamo morti prima ancora di morire.”

Prof.ssa Maria Teresa Cravanzola